Cosa intendiamo per sovranità alimentare e perché non ha niente a che fare con la nazionalità e non c’entra nulla con la difesa dei prodotti Made in Italy?
Anche in Italia, come in Francia, dal 2022 il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali è stato rinominato Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare. La novità ha dato vita ad un’accesa polemica sui social, oltre a scatenare l’ironia con numerosi meme. Ma cosa si intende esattamente con questo concetto?

Il concetto di “sovranità alimentare” è stato subito associato da tanti all’amore per il nazionalismo, di cui si fa portavoce la classe politica al governo. Ma da dove deriva e a cosa si riferisce davvero? Questa espressione in realtà esiste da oltre 20 anni e non nasce in Italia.

Il significato originario di “sovranità alimentare”

A inventare questo concetto nel 1996 fu Via Campesina, una Ong internazionale formata da organizzazioni contadine e comunità indigene (provenienti da 81 Paesi del mondo) che si batte contro lo sfruttamento dei territori e delle persone e promuove un modello di agricoltura sostenibile.

L’espressione “sovranità alimentare” in origine delineava un modello di gestione delle risorse alimentari basato sul rispetto dell’ambiente e su quello dei lavoratori del settore agricolo. Come chiarito anche in un documento dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), questo sistema punta a difendere le economie alimentari locali e ad avvicinare i produttori ai consumatori per promuovere un’alimentazione più consapevole e indebolire il potere delle grandi aziende.

La sovranità alimentare non è un concetto sovranista e quindi nazionalista e di chiusura ma è un’idea di solidarietà globale delle classi contadine per l’autodeterminazione delle politiche agricole” ribadiscono i membri dell’Associazione Rurale Italiana (ARI), protestando contro la distorsione del concetto da parte della politica.

In realtà questa è la storia di una battaglia per il cibo nata nel 1986. E diversi Paesi l’hanno già in Costituzione.

Un po’ di storia:

Anno 1986. Durante una seduta plenaria dell’Organizzazione mondiale del Commercio, riunito a Ginevra, si introduce la produzione primaria all’interno dell’Accordo Generale sulle Tariffe Doganali e sul Commercio. Quindi, le scelte su produzione e commercio del cibo, ma anche ambiente, accesso alla terra e quindi l’agricoltura, diventa assoggettate alle regole neoliberiste del mercato internazionale.

Anno 1986. Immediata la reazione a livello mondiale, e iniziano a costituirsi movimenti di base del mondo contadino con l’obiettivo di difendere il valore del cibo. Che non è esclusivamente un bene da commerciare, ma un diritto umano da garantire e tutelare.

Anno 1993. Nel mondo crescono le associazioni che portano avanti il concetto di sovranità alimentare, testimoniando l’opera di milioni di contadini in tutti i continenti. Un nome su tutti: Via Campesina, nata a El Salvador nel 1993. In Italia, un esempio è Terra Madre.

Anno 1996. Organizzazioni internazionali riunite alla Fao, a Roma, definiscono il “principio di autodeterminazione dei popoli”. Slow Food scrive sul proprio sito: “Il principio cardine è l’autodeterminazione dei popoli nella scelta delle proprie politiche agricole affinché siano in sintonia con il tessuto ecologico, economico e sociale e garantiscano l’accesso a un cibo sano, nutriente e culturalmente appropriato”.

Anno 2008. Ad aprile, il panel intergorvernativo “International Assessment of Agricultural Science and Technology for Development”, patrocinato da Onu e Banca Mondiale, adottato questa definizione: “La sovranità alimentare è definita come il diritto dei popoli e degli Stati sovrani a determinare democraticamente le proprie politiche agricole e alimentari”.
In difesa della biodiversità e della dignità dei popoli, l’Ecuador sancisce questo diritto all’interno della costituzione (Art. 281), mentre l’Onu la identifica come una precondizione necessaria per il raggiungimento dell’obiettivo strategico “Fame zero” dell’Agenda 2030. L’esempio dell’Ecuador viene seguito da Venezuela, Mali, Bolivia, Nepal, Senegal ed Egitto (2014) che sanciscono la “sovranità alimentare” nella propria Costituzione.

Di sovranità alimentare parla da anni l’attivista e ambientalista indiana Vandana Shiva: “Dobbiamo passare da un’agricoltura fondata sul fossile a un’agricoltura ecologica, dalla monocoltura alla diversità, dalla globalizzazione delle multinazionali alla localizzazione democratica, dall’insicurezza alimentare alla sovranità alimentare, dal cibo industriale e processato che genera malattie al cibo che nutre il suolo e l’umanità. La nostra salute e la salute del pianeta nascono dalla diversità e dalla ‘legge del ritorno’, sia al suolo sia alle comunità locali che producono cibo”. Su questo tema Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, nell’ottobre del 2022 scrive su La Stampa: “Sostenere la sovranità alimentare significa schierarsi contro pratiche inique e dannose portate avanti dall’agroindustria (monocoltura, uso pesante della chimica di sintesi, cibi ultraprocessati), così come anche da una buona parte della grande distribuzione organizzata; ponendo invece al centro il diritto al cibo sano e nutriente per tutti, insieme ai diritti umani fondamentali, e la salute del pianeta. Vuol dire riconoscere il ruolo chiave dei piccoli produttori di ogni tipo, contadini e agricoltori a conduzione familiare, con donne (principali custodi della sovranità alimentare delle famiglie nel mondo) e giovani (da cui dipenderà l’alimentazione del futuro), in primo piano. È anche rivendicare l’importanza di pratiche agroecologiche, con una maggiore facilità di accesso a terra, acqua e semi; contro la monocoltura e le pratiche di tipo estrattivista”.